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Arte e Devozione a Castiglion Fiorentino
Sculture dal XIV al XVIII secolo - dal 20 giugno al 5 novembre

L'idea della mostra è nata dalla volontà e dalla necessità di catalogare per la prima volta, in modo scientificamente corretto, il variegato patrimonio scultoreo conservato a Castiglion Fiorentino, creando per l'occasione anche un itinerariourbano capace di documentare i luoghi in origine destinatari delle oper con l'intento di valorizzare l'antico borgo della Valdichiana.
Questo è sempre stato luogo di importanti committenze artistiche, nonchè territorio caratterizzato da una profonda religiosità espressa nel corso dei secoli anche in sculture lignee di carattere devozionale, giudicate opere minori e degne invece di una giusta riconsiderazione, oltrechè di una necessaria sistemazione storico-critica.

Uno degli scopi primari dell'esposizione castiglionese, circoscritta solo all'area comunale, è quello di dare attraverso la ricerca documentaria una conoscenza più completa possibile di un variegato nucleo scultoreo locale compreso tra il XIV e il XVIII secolo mettendo così ordine nelle attribuzioni, nelle provenienze e enlle committenze o nelle vendite e passaggi di proprietà.
In alcuni casi l'acquisto o comunque l'arrivo di molte delle sculture esposte è strettamente connesso ad interventi di ristrutturazione o ammodernamento degli edifici chiesastici a cui esse erano destinate. Considerando che il legno in particolare, oltre che per la realizzazione di immagini sacre è impiegato per le suppellettili, per gli arredi e per la decorazione di soffitti, l'indagine si aqllarga anche ad alcuni esempi di tale genere ancora visibili nelle chiese del paese, tappe, come detto, dell'itinerario esterno abbinato all'esposizione.

Le opere esposte sono distribuite in sezioni divise per raggruppamenti tematici e iconografici facendo riferimento alla loro originaria destinazione ed alla loro specificità nelle funzioni liturgiche e engli scopi di meditazione o contemplazione a secondo della realtà soprannaturale che esse avrebbero dovuto rappresentare fedelmente ad itinerarium mentis riproposto in mostra. Il legno, ricoperto do lamine e di colori diventa lo strumento più idoneo per tradurre figurativamente e simbolicamente la bellezza del Divino e il Mistero della Morte e della Resurrezione di Cristo che nelle sculture castiglionesi, partendo dai crocifissi alle statue processionali, viene ripercorso per intero nella sua sequenza storica. Le sofferenze di cristo trovano commovente espressione nelle statue lignee della Cattura del' Ecce Homo, conservate rispettivamente in San francesco e alla Buona morte e realizzate da Sallustio Lombardi di Lucignano nel 1652 la prima, e da Nicolò di Smeraldo Salvi anch'egli lucignanese, nel 1617, la seconda.

La mostra prende comunque le mosse da un San Michele Arcangelo ligneo, che in origine destinato alla nicchia di Porta Sant'Angelo, facente parte della cinta muraria fatta costruire dal vescovo Guido Tarlati nel 1325, è opera databile intorno al secondo quarto del XIV secolo. Alla compagnia di San Lorenzo si deve invece la commmittenza del crocifisso, oggi conservato nella chiesa del Rivaio.
Oltre alla corretta provenienza la ricerca documentaria ha confermato la notizia segnalata dal Ghizzi che si tratti di un'opera di Nero da Borgo Sansepolcro, ovvero Romano Alberti detto il Nero0, membro della celebre famiglia degli intagliatori, nonchè padre di Durante, pittore attivo anche a Roma. La scultura risale al 1562 e fu eseguita dall'intagliatore biturgense su richiesta della compagnia castiglionese. tale scoperta costituisce un' aggiunta importante alla conoscenza dell'artista, offrendo un termine di confronto autografo per l'identificazione con il cosiddetto maestro di Magione, artista attivo in umbria nel Cinquecento proposta da Cristina Galassi nell'intervento su Nero al convegno sull'intaglio ligneo tenuto a pergola nel 2002 e ora in corso di stampa.

 


Sito patrocinato dal comune di castiglion Fiorentino
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